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Pane e tulipani: scheda

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Pane e tulipani

Che cosa rende lo sguardo di Silvio Soldini diverso, peculiare se non unico, nell’attuale panorama della cinematografia di casa nostra? La curiosità, vien da dire: il desiderio di capire quanto ci avviene attorno, la capacità di cogliere frammenti di vero laddove i suoi colleghi paiono oramai persi nel risciacquo televisivo od in un buonismo mellifluo e furbastro.
"Da quando registi e produttori hanno smesso di prendere l’autobus, sono finite le idee" , sosteneva in epoca non sospetta il vecchio Zavattini: ecco, nella succinta filmografia soldiniana, da "L’aria serena dell’Ovest" (1989) a "Le acrobate" (1997), c’è proprio questa capacità di esser in sintonia con l’esistente, di descrivere la contemporaneità senza schermi o paratie stagne.
Si veda la storia narrata, ad esempio, in questo "Pane e tulipani": vi si ritrovan tematiche care al Nostro (il viaggio, lo smarrimento, la possibilità d’una catarsi) virate stavolta verso i toni aggraziati d’una commedia d’aerea levità, favola senza striminzita morale di favolello, portatrice invece del sempre gradito elogio dell’irresponsabilità quale motrice di gioia.
L’iter della casalinga pescarese Rosalba dal caso (è stata dimenticata in un autogrill dai propri famigliari) alla consapevolezza (la scoperta d’una possibile esistenza altra accanto a Fernando, bizzarro cameriere di origine islandese) è inscenato sul filo d’una difficile leggerezza, che solo di rado indulge al bozzettismo macchiettistico (il personaggio del fioraio anarchico, per dire, suona un po’ stereotipato): nell’insieme, il film è una gioia per gli occhi, felice per scelta delle ambientazioni (una Venezia non turistica né cartolinesca), caratterizzazione dei personaggi, aderenza degli interpreti.
Sperando che la distribuzione possa, diversamente da quanto avvenuto in altre occasioni, svolgere al meglio il ruolo che le spetta, ci auguriamo che il pubblico premi con la propria attenzione quest’operina così poco allineata ai gusti correnti - e, spiace dirlo, spesso corrivi - delle grandi platee.

 
 

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